WELFARE AZIENDALE: A CHE PUNTO È L’ITALIA?

Il 2016 si è aperto con una novità importante in materia di welfare: un voucher per i servizi alla persona, inserito all’interno della Legge di Stabilità con la definizione di Ticket Welfare. Si tratta di uno strumento che riprende il virtuoso esempio europeo e rappresenta, nel nostro Paese, solo l’ultimo degli indicatori di una crescente sensibilità delle Istituzioni verso percorsi che mirano al benessere e al miglioramento della vita del lavoratore.

Anche in Italia, da diverso tempo ormai, si lavora per agevolare e valorizzare l’impegno delle aziende che vogliono rivolgere benefici extra ai propri dipendenti, attraverso facilitazioni e incentivi fiscali che permettono di ottimizzare le risorse economiche da destinare a questo tipo di iniziative, già concreta realtà per alcune aziende nostrane (alcune aziende capofila, in questo senso, sono Luxottica, Ferrero e Barilla).

Uno dei punti saldi su cui si basa il funzionamento delle nuove politiche di welfare aziendale, infatti, è il beneficio economico per l’impresa che investe in servizi e benefici per i dipendenti, che può risparmiare sul costo del lavoro e sul valore del contributo stesso, come mostrato dal grafico in allegato, elaborato dall’esperto Antonio Manzoni e inserito a corredo dell’articolo dello scorso 7 gennaio sul Corriere della Sera: Asili e polizze. Il welfare in busta paga.

Nel primo caso – riporta l’articolo – l’azienda sopporta un costo del lavoro tra tasse e contributi di 215 euro mentre il lavoratore prende un netto di 95, una volta pagata l’Irpef e la parte di sua competenza all’Inps. Nel secondo caso, le prestazioni costano 150 euro all’azienda e valgono 150 euro per il lavoratore, in quanto nessuna delle due parti deve pagare tasse e contributi. L’azienda risparmia 65 euro, il lavoratore li guadagna.

Sono esenti da Irpef anche le prestazioni e i servizi di welfare integrativo erogati per fini di istruzione, borse di studio, asili nido, assistenza ai familiari non autosufficienti, come pure i contributi per la previdenza e la sanità integrativa.

Per questo motivo, le misure contenute all’interno della Legge di Stabilità costituiscono non solo un valido incentivo a credere nel welfare aziendale, ma un passaggio logico che mira a migliorare la qualità della vita del dipendente e della sua famiglia, un vantaggio che si traduce anche nel livello di produttività e fidelizzazione del personale, oltre che in termini puramente economici. Diventa, pertanto, importante intervenire sulle attività di welfare aziendale partendo, prima di tutto, da un radicale cambio di mentalità e puntando sulla possibilità di integrare le pratiche esistenti con sussidi o voucher per la spesa sanitaria.

In un contesto come quello attuale, in cui il potere economico degli italiani è spesso fiaccato dalle misure aziendali di spending review, dal perdurare della crisi e dai tagli dei fondi a disposizione per i servizi pubblici – gli ultimi dati, diffusi proprio oggi, parlano di oltre 28.000 prestiti erogati negli ultimi sei mesi del 2015 per pagare spese sanitarie – l’integrazione di politiche di welfare da parte delle imprese rappresenta una leva essenziale che funziona, in molti casi, anche per ridurre la conflittualità sul posto di lavoro e per favorire un clima di benessere che va ben al di là della sola stabilità economica.

Un cambio di rotta che, come si è potuto attestare nei paesi in cui modelli di questo tipo sono già attivi e ben funzionanti da anni, influisce sulla percezione del dipendente nei confronti dell’azienda, favorendo l’incremento il miglioramento dei risultati sul posto di lavoro. In Francia, ad esempio, i Ticket Cesu hanno dimostrato di poter produrre grandi benefici, come l’ottimizzazione dei costi per le aziende, l’aumento del potere d’acquisto del dipendente e l’aumento del lavoro femminile, oltre alle maggiori entrate per lo Stato.

Nel panorama di una società in continua trasformazione, sia a livello socio-culturale sia economico, e a fronte di una maggiore consapevolezza da parte dei cittadini in merito alla necessità di preservare la propria salute, la soluzione è puntare a dare valore alle esigenze della persona e ai suoi bisogni con strumenti che, paradossalmente, giovano anche ai bilanci aziendali e, dunque, all’intera economia del sistema Italia nella misura in cui viene rinvigorito anche il mercato del lavoro e il potere di spesa dei cittadini.

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