TICKET SANITARI, NEL 2017 ABBIAMO SPESO 3 MILIARDI DI EURO

OSSERVATORIO GIMBE: “INCIDE PER UN TERZO LA SCELTA DEI FARMACI DI MARCA”

LA QUOTA DEI TICKET SANITARI INCASSATA DALLE REGIONI

Ammonta a poco meno di 3 miliardi di euro la quota incassata dalle Regioni nel solo 2017 per i ticket sanitari, tra farmaci e prestazioni specialistiche. Il ‘paradosso’ è che un terzo di questa cifra è pagato “per scelta dai cittadini”. E’ quanto emerge dal rapporto dell’Osservatorio Gimbe che ha analizzato le differenze regionali sulla compartecipazione alla spesa.

TREND 2014-2017

Secondo i dati della Corte dei Conti l’entità della compartecipazione alla spesa nel periodo 2014-2017 si è mantenuto costante: € 2.883,5 milioni nel 2014, € 2.925,3 milioni nel 2015, €2.885,5 milioni nel 2017 e € 2.885,6 milioni nel 2017. Tuttavia, se nel 2014 la spesa per farmaci e specialistica erano sovrapponibili, negli anni successivi si è determinata una progressiva ricomposizione percentuale, conseguente alla riduzione della spesa per i ticket sulle prestazioni (-7,7%) ed al parallelo aumento di quella per i ticket sui farmaci (+7,9%). Se quest’ultimo consegue al progressivo incremento della quota differenziale perl’acquisto dei farmaci brand, preferiti agli equivalenti, la progressiva riduzione dei ticket per le prestazioni specialistiche indica uno spostamento della domanda verso il privato, sicuramente più concorrenziale per le fasce di reddito più elevate, anche in conseguenza dell’introduzione del superticket.

 “Dalle nostre analisi emergono notevoli differenze regionali – dice Nino Cartabellotta, presidente della Fondazione Gimbe – rispetto sia all’importo totale della compartecipazione alla spesa, sia alla ripartizione tra farmaci e prestazioni specialistiche”.

LA QUOTA PRO-CAPITE PER I TICKET SANITARI

Un dato di estremo interesse emerge dallo “spacchettamento” dei ticket sui farmaci, che include la quota fissa per ricetta e quella differenziale sul prezzo di riferimento per i cittadini che preferiscono acquistare il farmaco di marca invece del medicinale equivalente. Dei €1.549 milioni, meno di un terzo sono relativi alla quota fissa (€ 498,4 milioni pari a € 8,2 pro-capite), mentre € 1.049,6 milioni (€ 17,3 pro-capite) sono relativi alla quota differenziale sul prezzo di riferimento, dato che documenta la scarsa diffusione dei farmaci equivalenti nel nostro Paese.

Secondo i dati dell’OCSE l’Italia si colloca infatti al penultimo posto su 27 paesi sia per valore (8,4% vs 25% della media OCSE), sia per volume (19,2% vs 51,5% della media OCSE) degli equivalenti6, tanto che il “profilo nazionale” elaborato dall’OCSE e dall’European Observatory on Health Systems and Policies, in collaborazione con la Commissione Europea, riporta che “nonostante l’impegno per migliorare l’efficienza della spesafarmaceutica, i medicinali equivalenti costituiscono ancora una piccola percentuale del volume complessivo dei medicinali oggetto di prescrizione medica”.

La quota differenziale per la scelta del farmaco di marca oscilla da € 22,9 pro-capite del Lazio a € 10,5 della Provincia autonoma di Bolzano (figura 6). Interessante rilevare che tutte le Regioni con performance peggiori rispetto alla media nazionale sono del centro-sud: oltre al già citato Lazio, Sicilia (€ 22,1), Calabria (€ 21,2) Basilicata (€ 21,2), Campania (€ 20,9), Puglia (€ 20,7), Molise (€ 20,3), Abruzzo (€ 19,5), Umbria (€ 19,5) e Marche (€ 18,2).

FONTE: Fondazione Gimbe

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